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Utente: dinamitarda
Una sociologa affascinata dalle storie di vita, che scruta il quotidiano alla ricerca dell'essenza

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mercoledì, 07 gennaio 2009


Dinamitarda e il Pittore - cinque anni dopo
 
Non mi piaceva pensare che la storia con il pittore fosse finita così, con me appesa alla cornetta del telefono in mezzo al corridoio della casa di via B., in preda a una crisi psicotica a urlare senza più voce appelli e minacce senza senso. Con lui, dall’altro capo del telefono a giustificarsi e a fingere di essere realmente preoccupato per me, anziché per il vernissage che si stava consumando senza di lui. Tra le coinquiline la sera che mia sorella che al culmine della mia isteria mi assestò un patta sul culo è rimasta memorabile. Più tardi lei e la comasca mi fecero bere un presunto bicchiere d’acqua “per farmi tornare la voce”, e solo il giorno dopo, preoccupata dal fatto che mi risultava tremendamente difficile tenere gli occhi aperti e che ogni movimento mi costava più forze di quante ne avessi, venni a sapere che mi avevano fatto ingurgitare una botta di lexotan. Ho voluto vederlo per riscrivere il nostro finale, convinta di avere il bisogno di dirgli che io non sono crollata, che anzi sto benissimo e la mia vita è una “figata”. Per anni ho sentito uscire cose di questo tipo dalla sua bocca, mentre io scivolavo nel tunnel dello sconforto.
 
Ho scoperto che avercelo lì, davanti a me, non mi fa più alcun effetto. Ho verificato di persona quello che sapevo già, e cioè che è ingrassato e ha perso una dose di capelli. Ho appurato anche che non ha perso quel suo fare gioviale, d’altra parte giove è il marchio del suo cielo degno di un gastone delle langhe. Al bar l’ho guardato bene, l’ho scrutato alla ricerca di un fascino che credevo – o forse temevo - di trovare. Lo conosco da quando sono adolescente, si può dire che abbiamo sperimentato il sesso insieme e siamo stati fidanzati per anni, sebbene a intervalli, poi ci siamo definitivamente separati, io a pezzettini e lui sulla cresta dell’onda. Cosa potevamo dirci, dopo tutto questo, dopo cinque anni? Si poteva forse tacere un attimo e chiedere come stai, sarebbe stato ragionevole. Ma mentre io penso a quante cose dovrei raccontargli per fargli capire chi sono adesso, indecisa da dove iniziare, lui ha già deciso.
-         Ma sei ancora vegetariana??!
Nessuno che mi abbia mai realmente ascoltata sull’argomento mi porrebbe mai questa domanda. D’altra parte il mio vegetarianesimo è sempre stato un problema fra di noi. Non perché abbia mai tentato di convincerlo, non sono una propagandista, figuriamoci. Non me ne importa nulla di cosa mangino gli altri, nemmeno i miei vicini di tavolo, l’importante è non cerchino di convincermi che della roba che mi suscita ribrezzo – roba putrefatta, per altro - potrebbe farmi bene. Nè ha mai dovuto soddisfare esigenze speciali da parte mia, perché quando mangiavamo in chiesa compravamo tutto da Pickard, bastava il microonde. A lui semplicemente dava in testa il fatto in sé, non rientrava nei suoi canoni. Al ristorante finiva sempre per dirlo lui ai camerieri, aveva fretta di farlo perché gli causava imbarazzo. A uso e consumo dei suoi genitori aveva addirittura inventato una particolare forma di allergia. Lo scoprii perché la prima volta che andai a cena da loro, sua madre elencò scrupolosamente gli ingredienti di ogni piatto temendo che mi venisse un attacco allergico.
-         Perché hai mentito? - Gli chiesi dopo cena, arrabbiata.
-         Perché sennò non capiscono, è inconcepibile per loro non mangiare la carne!
Evidentemente lo era anche per lui, visto che tra tutte le domande che avrebbe potuto pormi questa gli è sembrata così urgente. Mi viene da pensare a Lui, che da quando stiamo insieme è diventato uno strepitoso sperimentatore di piatti vegetariani che cucina per me ogni sera. Gli parlerò anche di questo, per dimostrargli sono felice, penso, ma lui è già partito: dopo la frase di rito “sei dimagrita” ha già esaurito il suo interesse per me e ha attaccato la solfa dei suoi ultimi successi. Avevo dimenticato quanto fosse didascalico e retorico questo affabulatore. Ecco, sta dicendo che se avesse dovuto scommettere anni fa su se stesso, non avrebbe mai osato tanto. Praticamente ha già realizzato i suoi sogni, forse andrà alla biennale, dopodiché, dice sorridendo sornione, posso anche morire. Se penso alla mia "buona uscita" l'idea mi solletica.
 
Mi viene da chiedergli se sia poi bello vivere sempre nella smania di raggiungere qualcosa. Ma ora che lo sento parlare non ho più tanta voglia di indagare, né tanto meno di raccontargli di me. Il bisogno di fargli capire chi sono diventata è svanito, primo perché tanto non gli interessa realmente, ma soprattutto perché non interessa a me che lui lo sappia. Preferisco gustarmi la sua esibizione.
 
Mi sciorina tutti gli stereotipi di vita intellettuale borghese moderna, senza accorgersi che sono già vecchi. Strano, perché si dà l’aria di cosmopolita. Sta viaggiando tantissimo, ed è felicissimo, era quello che voleva.
-         E come fai a cavartela con le lingue che sei sempre stato negato? - domando a un certo punto con aria innocente.
Camuffa il rossore con una risata.
-        O beh - dice - mi sono accorto che non è il caso di imparare meglio l’inglese, così faccio più ridere, faccio più simpatia!
Ho appena pranzato con un ricercatore di Berkeley e come al solito mi sono dannata per non sapere meglio l'inglese, non mi sono sentita abbastanza brillante e credo di non aver colto proprio tutto esattamente ciò che mi ha detto. Mi suona così superficiale questa frase, specialmente detta da qualcuno che fa del viaggio la sua bandiera, tanto che potrei prenderla come uno scherzo se non fossi certa che è la verità.
Per l’ennesima volta, come se non me lo ricordassi, mi sta dicendo che questo continuo viaggiare non si sposa bene con una relazione, ed è il motivo per cui non vuole legami (adesso si sta vedendo con una, ma è scettico), non vuole limitazioni alla sua libertà di spostarsi. Decido di non dirgli che questo non mi pare un buon segno, perché lo accomuna a un bel po’ di persone che soffrono di impotenza. Lui nel frattempo è passato al tema paternità. Dice che vede molti intorno a lui che sentono il bisogno di fare figli, ma lui no, per lui i figli sarebbero delle palle al piede, d’altra parte si è reso conto che “l’artista è proprio il dio pantocratore e il suo bisogno di creare lo soddisfa già nell’opera”.
Si è lasciato andare un po’ troppo, ma ho il forte dubbio che non se ne sia accorto. Forse per un attimo si è dimenticato che di fronte a lui c'è quella che scriveva i pezzi per lui e che di stronzate del genere non ne avrebbe mai dette. Si deve essere scordato anche che sono più intelligente di lui, nonostante quando mi ha lasciata ci abbia tenuto a specificarlo, come se la nostra relazione in sostanza si fosse consumata in una sfida.
E’ così convinto che quando stiamo per salutarci, sente addirittura il bisogno di rilanciare:
-         Dai, vediamoci una volta tutti e quattro!
Annuisco distrattamente, ma sono certa che mai avrò voglia di sottoporre Lui a una serata con questo egocentrico, e soprattutto non ho nessuna intenzione di tornare a frequentare, nemmeno per poco, qualcuno di quel mondo dell’arte che ho conosciuto troppo da vicino perché mi possa minimamente affascinare. Dico comunque che chissà forse, ma credo piuttosto che lo incontrerò ancora da solo, magari tra qualche anno, quando sarò curiosa di aggiungerne un pezzo. Per ora mi basta questo finale.
 
dinamitarda | 10:16 | commenti (9) | Torna su


venerdì, 21 novembre 2008


Help me!

Sto cercando persone segnalate per possesso di sostanze stupefacenti e inviate in prefettura per art. 75 nelle città di Torino, Roma, Rimini, Napoli, Bari, Venezia, Catania. Qualunque sia la vostra opionione in merito alla legge questa è l'occasione buona per esprimerla! Se siete interessati (siate interessati, è una bella ricerca!!) scrivetemi sulla mail di splinder.

PS. La prossima volta scriverò qualcosa di meglio, promesso...

 

 

 

dinamitarda | 15:12 | commenti (8) | Torna su


martedì, 28 ottobre 2008


What a poor figure
 
Non sono sparita, ero solo in Finlandia a sperimentare la sensazione di outsider.
Questa volta ho superato me stessa e sono riuscita a perdere il volo e tre giorni di corso, convinta di dover partire una settimana dopo. I finlandesi mi hanno colta in flagrante con una telefonata di prima mattina nella quale non ho avuto neanche il tempo di inventare una scusa. I can’t believe, continuavo a ripetere, it’s impossibile,  e nella mia testa mi dicevo, ok, ora mi sveglio e scopro che non è vero. Invece di lì a poco ho dovuto comprare un nuovo biglietto, fare le valigie in fretta e furia e prendere un pullman per malpensa. La Vergogna era con me ed è stata la mia inseparabile compagna per tutto il viaggio.
Non è che i nordici abbiano tutto questo sense of humor, or maybe I can’t understand it perché il mio inglese è buono solo per l’europa del sud. Quel che è certo è che socializzare con loro non è facile, specialmente se arrivi in ritardo e non hai l’abitudine di tronarti di alcol fino al mattino.
Non c’è che dire, sono ottimi addiction social researchers, loro sì che si impegnano fino in fondo.
 
dinamitarda | 15:07 | commenti (4) | Torna su


venerdì, 19 settembre 2008


Cronache di vita postmoderna ovvero di come si vince l’insonnia
 
Insomma vado dal medico: questo è il terzo che cambio da quando sono a Torino. La prima era una giovane invasata di omeopatia che ascoltava poco o niente. La seconda non so come fosse, perché in un anno e mezzo non ho mai avuto l’onore di conoscerla, in compenso mi sono sorbita la sua giovane sostituta, che mi ha tediato con le sue preoccupazioni per gli esami di specializzazione, e il suo giovane sostituto, un’idiota con la brillantina nei capelli che in orario di visita telefona agli amici. Da questa ci sono andata con fiducia, perché ha un’età che mi ispira saggezza.
 
Vado lì, mi accomodo e inizio a spiegarle il mio problema. Sono appena a metà della mia precisa e onesta spiegazione, ricca di particolari e approfondimenti che le permettano di capire bene l’origine del mio disturbo e di individuare il trattamento più adeguato, che ha già un modulo sottomano e dice, rassicurante:
-   Ci sono le benzodiazepine, le prendi la sera e ti fanno superare la notte…
-         Ma io è la prima volta che… insomma non vorrei mai diventare una schiava delle pillole, perché sa, il mio problema è l’ipocondria…
-         Ma non si preoccupi, è per interrompere il ciclo. Pasticche o gocce, quello che preferisce
-         Sì, ma pensavo che se io riuscissi a mettermi l’animo in pace forse…
-         Lei le prenda per quindici giorni, poi va a scalare e interrompe.
-         Sì ma vede, il fatto è anche che io ho paura di fare le analisi, sono dodici anni che non le faccio, epperò mi agito per questo, e quindi…
Dai, dimmi che devo fare le analisi…
-         Le ho segnato le pastiglie, sono più pratiche
-         Senta, forse è il caso che mi prescriva delle analisi.
 
Dico sempre solo analisi, che è mi spavento a dire il nome completo.
 
Appena fuori dalla porta sono già attaccata al telefono con MS, l’anti-frmacista.
-         sei matta, non le pendere manco per sogno
-         sì ma… ha detto per spezzare il ciclo
-         ma il ciclo è meglio che lo spezzi con la tilia
-         ma la tilia non mi ha fatto niente
-         dalle il tempo… a proposito non la vedi più Maria?
-         Maria chi?
-         L’amica di A.
-         Ma che dici, di chi parli?
-         Ma dai, Maria…
 
Mia sorella fa parte di quelli che pensano che a qualcuno gliene possa fregare qualcosa di quello che dicono al telefono.
 
Tornata a casa mi faccio una bella chiacchierata con lo starfix, chiamiamo anche maria. Mangiamo una cena deliziosa, poi lui va a suonare mentre io telefono ad A. (l'altro A.), leggo la Munro, prendo la tilia e vado a dormire. Quando lui torna dalle prove io mi sveglio, gli prendo la mano e mi riaddormento, fino al mattino.
 
Il ciclo è spezzato. Anche senza benzodiazepine. C’entrerà la tilia, c’entrerà maria, c’entrerà la chiacchierata. E c’entrerà pure che è finita la quadratura malefica e il mio cielo è tornato sgombro.
 


martedì, 16 settembre 2008


Insonnia Insana
 
Ogni notte mi sveglio alle cinque, mi sveglio e penso terrorizzata: adesso non dormo più! e infatti non dormo più. Mi giro e mi rigiro, sulla pancia, sulla schiena, su un fianco e sull’altro. Penso che devo avere problemi di tiroide, oppure un tumore nel sangue, e allora mi dico, con convinzione, che devo fare le analisi, progetto di andare dal medico, e da quel momento mi stramazzo dalla paura e non posso più chiudere occhio. Mi agito fino al mattino, mi assopisco solo cinque minuti prima che suoni la sveglia, allora mi alzo disperata e inizia la mia giornata, fatta di umore nero e spossatezza.
 
La storia va avanti da due settimane. Devo comprare un placebo, oppure muoio.
 
E’ superfluo dire che non riesco a scrivere.
 
 


martedì, 26 agosto 2008


Ritorno

Il bello del camping è che quando torni sei contento, che apprezzi infinitimente cose come sederti su un cesso senza sospetto, infilarti tra lenzuola pulite, mangiare seduto a un tavolo.

A chi dice che "la corsica è selvaggia" vorrei chiedere se trova selvaggi gli acqua scooter, i gommoni o i panfili.

A quello che ha scritto la lonely vorrei chiedere invece dove ha visto i pescatori, che evidentemente prima del mio arrivo si sono convertiti tutti al commercio di cazzate o alla ristorazione, senza peraltro consultare nessun libro di cucina.

Insomma sì, le vacanze sono andate bene: il finestrino della panda è finito nella portiera solo tre volte, poteva andare peggio!

 



venerdì, 25 luglio 2008


 

Batto solo un colpetto, perchè sono di fretta.

C'è un tarlino che vaga nella testa e mi dice: 42!

Ma io lavoro a testa bassa e non lo sento.

 

dinamitarda | 15:42 | commenti (7) | Torna su


martedì, 01 luglio 2008


Come ho festeggiato
 
C’erano 20 individui, 7 capre e 5 cani a festeggiare il mio compleanno. C’erano pure un fracco di rane e di carpe, il ghiro invece non s’è fatto vedere. Chi sa, si vede che d’estate i ghiri se ne vanno in giro.
 
Il mio karma era un portento, la migliore serata d’estate senza manco una zanzara (che a me mica mi mordono, ma sentivo gli altri entusiasti) e tanta bella gente in giro sprizzante gioia e amore.
 
E’ vero, prima di arrivare Là, io e Lui abbiamo litigato secco, d’altra parte per pranzo avevamo mangiato la caprese, che si sa: i pomodori scatenano l’aggressività e le mozzarelle stoppano la figa. Poi però abbiamo fatto pace, che non puoi stare incazzato, in un posto del genere.
 
Là puoi solo sentirti in pace con il mondo, per lo meno con quella piccola porzione di mondo senza indirizzo dove gli animali non finiscono nei piatti e le case sono fatte di terra. Un posto dove non c’è la tv né uno straminchia di ventilatore, per fortuna.
 
La torta era una delizia di farro, crema di riso e mirtilli americani colti da me medesima sulla pianta nel pomeriggio. Tutto molto bucolico e biologico, compresi gli psicotropi.
 
Come prima di festa di compleanno mi è piaciuta assai, per la prossima bisognerà aspettare i 60. Quindi, specialmente voi che non c’eravate, questa volta cercate di tenervi liberi, vi ho avvisati in anticipo…
 


venerdì, 27 giugno 2008


Ho 30 anni

Ebbene sì, non sono più una ventenne! Non sono così stupita, che il sentore ce l'avevo da un po'... Gli indizi erano molti: la cervicale, le rughe "d'espressione", le amiche che si sono messe a figliare via una fuori l'altra, ...

Sei in paranoia? Chiede E.

Macchè. Per una volta nella mia vita sono felice anche se è il mio compleanno. Per una volta nella mia vita, addirittura, festeggerò...

Da piccola mi figuravo a 30 anni già sposata con due figlie e all'apice della carriera (avevo idee un po' piccolo borghesi, all'epoca, d'altra parte vengo dalla matrice catto-montanaro-contadina).

Non ho ancora fatto nulla di tutto ciò, per fortuna, in compenso ho incontrato un Uomo (è vero, mi fa perdere tre quarti d'ora nel parcheggio di un aeroporto dopo un volo intercontinentale, ma ha tante altre virtù...), lavoro con persone belle e intelligenti e i figli sono ancora in tempo a farli, se mi passa la fobia del parto.  A quanto pare saranno maschi però, perchè son troppo yang... maledizione! Volevo chiome da pettinare e vestiti carini... verranno gay senz'altro.

 



mercoledì, 11 giugno 2008


I’m back!
 
A quanto pare sono in grado di andare in Canada e tornare senza sperdermi.
Nel mentre, ovviamente, mi sono persa almeno cento volte. Tanto per iniziare cercando il mio dormitory nel campus:  ha dovuto accompagnarmi un tizio che stava facendo le pulizie nella dining room, si vede che mi ha vista stravolta e ha avuto pietà di me. Il mattino dopo, cercando l’hotel, mi sono persa in downtown, e in quella occasione ho avuto la prova che il mio karma è bello solido: il ragazzo cui a Lisbona avevo regalato la mia cartina, si è presentato in mio soccorso sotto le spoglie di una giovane turista che mi ha regalato la sua mappa di Victoria. A forza di perdermi, comunque, ho visto tantissime cose e conosciuto molte persone.
 
Che dire del Canada?
E' GRANDE. 
Pare una banalità, ma senza dubbio è la prima cosa da dire. Se non sei abituato a certe dimensioni tutto quello SPAZIO dà le vertigini. Le nove ore di differenza di fuso fanno il resto, e sei bella che stoned senza bisogno di additivi.
 
In questa sensazione di stordimento ho imparato un sacco di cose nuove:
che dall'altra parte del mondo non sono la prima della classe, ma c’è un mondo pieno di intellettuali brillanti e cosmopoliti
che a parlare in inglese sono brava solo per gli standard italiani o per quelli di un albanese che vive a Toronto da sette anni ma finora ha accuratamente evitato di imparare la lingua
che a giugno i canadesi fanno finta che sia estate e si vestono poco, qualunque sia la temperatura
che gli scandinavi sono davvero freddi, ma se bevono va decisamente meglio e alla fine anche loro sono capaci di socializzare
che lo sciroppo d'acero anche se costa meno che qui, nemmeno là non è che lo regalino
che fare il whale watching in gommone, per una che ha problemi di cervicale, è assolutamente sconsigliato
che giustamente le balene preferiscono mostrarsi ai passeggeri del traghetto che agli stronzi che sfrecciano con i gommoni
che per andare da Victoria a Vancouver con il bus e il traghetto ci voglio 3 ore e mezza, ma con un seaplane bastano 20 minuti, purtroppo
che vedere i grattacieli per davvero, specialmente da 130 metri e fischia di altezza, dà le vertigini
che ci sono città con i parchi e città rubate ai parchi, quelle canadesi appartengono alla seconda categoria
che gli scoiattoli canadesi hanno una faccia diversa dai nostri, un po’ più simile a quella delle foche  
che le foche di Fisherman’s Wharf le puoi vedere solo dalle 9 am alle 5 pm, perché fanno gli orari della friggitoria
che i conigli, quando sono liberi e felici, fanno giochi di gruppo e corrono in quadriglie, se sono in sei anche le sestiglie
che comunque, anche se sei solo una provinciale con sangue occitano meticcio, alla fin fine puoi fare la tua dignitosa figura anche in canada
che in certi casi vale di più una dignitosa figura dall’altra parte del mondo che una grandiosa figura nel tuo piccolo mondo
 
che l’I-Ching non mentiva, nemmeno questa volta.
 
Quando sono tornata l’ho visto subito che era lì ad aspettarmi, tutto carino e sorridente. Anch’io ero felice di vederlo, tutta carina e sorridente. Almeno per 5 minuti, finché ho scoperto che era già riuscito a perdere il ticket del  parcheggio…
 
 
dinamitarda | 15:30 | commenti (8) | Torna su